I prezzi del gas naturale europeo hanno superato i 49 €/MWh, raggiungendo i massimi dell’ultimo mese, sostenuti dal riaccendersi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente che alimentano i timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche. L’Iran ha annunciato attacchi contro basi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait in risposta ai raid di Washington su obiettivi iraniani e alla revoca della licenza che consentiva al Paese di esportare petrolio. Le iniziative statunitensi sono seguite agli attacchi contro alcune navi mercantili nello Stretto di Hormuz, aumentando il rischio di nuove criticità lungo una delle principali rotte energetiche mondiali e mettendo in discussione il fragile accordo che ne aveva consentito la riapertura il mese scorso. A sostenere ulteriormente le quotazioni contribuiscono le previsioni di un’intensa ondata di calore nel Nord-Ovest Europa, che dovrebbe incrementare la domanda di elettricità per il raffrescamento e favorire un maggiore utilizzo delle centrali a gas. Il mercato resta inoltre supportato dal ritmo relativamente lento delle iniezioni negli stoccaggi europei e da una lieve riduzione dei flussi provenienti dalla Norvegia, principale fornitore di gas via pipeline della regione, a causa del prolungamento di alcuni interventi di manutenzione stagionale.
PUN spot 146.43 €/MWh
PSV spot 49.41 €/MWh
PUN media Luglio MTD 133.37 €/MWh
PSV media Luglio MTD 47.46 €/MWh
Tregua USA–Iran e mercati energetici: tra de-escalation, Hormuz e fragilità strutturale dei flussi globali
La recente fase di distensione tra Stati Uniti e Iran, con la firma di un memorandum che include una tregua e misure progressive di riapertura dei flussi energetici nello Stretto di Hormuz, ha avuto un impatto immediato sui mercati globali del petrolio e del gas.
Il movimento dei prezzi è stato rapido e coerente con le dinamiche tipiche dei mercati energetici: riduzione del premio di rischio geopolitico, alleggerimento delle coperture e correzione delle quotazioni dopo le tensioni delle settimane precedenti.
Tuttavia, dietro la reazione di breve periodo, lo scenario resta complesso e tutt’altro che stabilizzato.
Il punto chiave: lo Stretto di Hormuz come variabile sistemica
Le ultime settimane hanno confermato ancora una volta il ruolo centrale dello Stretto di Hormuz come nodo critico del sistema energetico globale. Anche interruzioni temporanee o minacce di chiusura hanno generato forti oscillazioni sui prezzi del greggio, con il Brent che ha reagito con movimenti a doppia cifra percentuale nelle fasi di escalation e de-escalation.
Secondo diverse analisi di mercato, la sola prospettiva di una riapertura progressiva del transito ha riportato fiducia nei flussi di approvvigionamento, pur senza eliminare completamente il rischio percepito dagli operatori.
Stati Uniti: tra leva geopolitica e gestione dell’offerta interna
Sul fronte americano, la gestione della crisi ha evidenziato un approccio duplice: da un lato la dimensione geopolitica della de-escalation, dall’altro la necessità di stabilizzare i mercati interni dei carburanti.
In questo contesto, la disponibilità di scorte strategiche e la capacità produttiva interna hanno svolto un ruolo di ammortizzatore, evitando shock più violenti sui prezzi al consumo.
Parallelamente, il ruolo degli Stati Uniti come produttore ed esportatore netto di energia ha rafforzato la loro capacità di influenzare indirettamente l’equilibrio globale dei flussi, soprattutto verso Europa e Asia.
Mercati petroliferi: reazione rapida, ma fiducia fragile
I prezzi del petrolio hanno reagito con un calo immediato dopo l’annuncio della tregua e dell’allentamento delle restrizioni sui flussi attraverso Hormuz. Tuttavia, gli operatori restano cauti.
Le ragioni sono principalmente tre:
- la natura ancora parziale e condizionata dell’accordo
- la possibilità di nuove escalation regionali
- la lentezza con cui i flussi logistici possono tornare alla normalità
Anche quando la situazione appare in miglioramento, il mercato continua a prezzare il rischio di interruzioni future, mantenendo una volatilità strutturalmente elevata.
Effetto globale: vincitori e perdenti della transizione dei flussi
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalle ultime crisi energetiche è la crescente asimmetria tra economie avanzate e paesi emergenti.
Le economie più sviluppate hanno potuto:
- diversificare le forniture
- utilizzare riserve strategiche
- ridurre la dipendenza diretta da singoli chokepoint
Al contrario, molte economie emergenti hanno subito in modo più diretto le tensioni sui flussi, con effetti immediati su prezzi, approvvigionamento e stabilità energetica.
Questo squilibrio evidenzia come la resilienza energetica globale sia distribuita in modo molto disomogeneo.
Oltre la crisi: struttura della domanda e trasformazioni in corso
Al di là della contingenza geopolitica, il sistema energetico globale sta attraversando una trasformazione graduale ma profonda.
La domanda di petrolio continua a essere sostenuta nei settori chiave, ma iniziano a emergere segnali strutturali:
- elettrificazione progressiva dei trasporti terrestri
- maggiore efficienza energetica nei sistemi industriali
- diversificazione delle fonti nel mix elettrico globale
Questi fattori non eliminano la centralità del petrolio nel breve periodo, ma ne riducono progressivamente il ruolo dominante nel lungo periodo.
Conclusione: stabilità apparente, equilibrio ancora instabile
La tregua tra Stati Uniti e Iran rappresenta un fattore di stabilizzazione nel breve termine, ma non modifica la natura strutturale del sistema energetico globale.
Il mercato resta guidato da tre variabili fondamentali:
- geopolitica delle rotte energetiche
- capacità di assorbimento delle economie globali
- transizione energetica in corso
In questo contesto, la stabilità non è ancora una condizione permanente, ma una fase intermittente all’interno di un sistema che rimane altamente sensibile agli shock esterni.
Aggiornamento del 23/06/2026
Ieri gli Stati Uniti hanno autorizzato temporaneamente, per 60 giorni, la vendita di petrolio iraniano, a seguito di colloqui considerati produttivi svoltisi nel fine settimana in Svizzera. Nel frattempo, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ha ripreso a intensificarsi, con diverse navi che lo hanno attraversato nella stessa giornata. Permangono tuttavia segnali contrastanti: i media iraniani hanno infatti smentito le dichiarazioni statunitensi secondo cui Teheran avrebbe accettato sia il ritorno degli ispettori dell’AIEA sia un possibile allentamento delle sanzioni in cambio della riapertura dello stretto e della ripresa delle ispezioni nucleari. Sul fronte europeo, restano preoccupazioni circa la capacità di ricostituire adeguatamente le riserve di gas in vista del prossimo inverno. Attualmente, i livelli di stoccaggio si attestano intorno al 46,4% della capacità totale, al di sotto della media quinquennale superiore al 50% per questo periodo dell’anno. Questa situazione mantiene il mercato vulnerabile, soprattutto in un contesto in cui le previsioni di temperature più elevate in Europa potrebbero far aumentare ulteriormente la domanda di gas. Per questo motivo, i futures front month rimangono stabili poco sotto i 42 €/MWh.
PUN spot 153.83 €/MWh
PSV spot 45.34 €/MWh
PUN media Giugno MTD 128.19 €/MWh
PSV media Giugno MTD 47.67 €/MWh
Il settore fotovoltaico mondiale apre il 2026 con una forte accelerazione degli investimenti. Nel primo trimestre dell’anno, il corporate funding ha raggiunto 11,1 miliardi di dollari a livello globale, segnando un incremento del 131% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 127% rispetto al trimestre precedente.

La crescita è stata trainata principalmente da operazioni di grande scala e dal finanziamento tramite debito, che ha raggiunto 8,9 miliardi di dollari, il livello più alto degli ultimi dieci anni. Secondo gli analisti, la spinta arriva soprattutto da condizioni di mercato favorevoli e dalla corsa degli sviluppatori per rispettare le scadenze degli incentivi fiscali.
Anche il finanziamento pubblico ha mostrato un forte incremento, salendo a 1,1 miliardi di dollari contro appena 20 milioni registrati nello stesso periodo del 2025.
Più contenuta la dinamica del venture capital, che si è attestato a 1,1 miliardi di dollari in 17 operazioni, in calo del 21% su base annua ma in crescita del 74% rispetto al trimestre precedente. Oltre la metà di questi investimenti si è concentrata nel segmento downstream, legato alla distribuzione e commercializzazione dei prodotti fotovoltaici. Tra le aziende più finanziate spiccano diversi operatori indiani, guidati da Inox Clean Energy.
Sul fronte delle operazioni straordinarie, il mercato registra una forte attività di fusioni e acquisizioni, con 28 operazioni nel trimestre (+47% anno su anno). In totale sono stati acquisiti circa 18,4 GW di progetti fotovoltaici, in forte aumento rispetto all’anno precedente e al trimestre precedente. Le acquisizioni sono state guidate principalmente da sviluppatori di progetti e produttori indipendenti di energia.
Nonostante la forte crescita degli investimenti, resta un elemento di cautela: secondo gli analisti, il mercato è attualmente spinto da opportunità di breve periodo e dalla corsa agli incentivi, in particolare negli Stati Uniti, dove le politiche fiscali stanno influenzando i tempi delle decisioni di investimento.
Jp morgan energia e la guerra
La guerra in Iran ha innescato una grave crisi energetica globale, interrompendo circa il 20% dell'offerta di GNL e facendo schizzare i prezzi del petrolio a circa $100 al barile. Di fronte a questo scenario, JP Morgan ha individuato vincitori e vinti, evidenziando come l'incertezza spinga i governi ad aumentare la spesa pubblica.
Le conseguenze sul settore energetico
- Rialzo dei prezzi: Con il blocco delle forniture iraniane, i prezzi del gas europeo (TTF) hanno registrato picchi ben superiori ai livelli pre-conflitto, rendendo strutturalmente più costose le bollette energetiche per famiglie e imprese.
- Rinnovabili ed Efficienza: Le utility europee ne hanno beneficiato grazie all'aumento dei prezzi dell'energia, che rende ancora più conveniente l'investimento a lungo termine nelle rinnovabili e nelle fonti energetiche interne.
Le strategie di investimento di JP Morgan
Gli analisti della banca statunitense hanno delineato i settori più resilienti e redditizi da cavalcare durante l'escalation
- Energia nordamericana: Le società di esplorazione, produzione e raffinazione del Nord America, insieme alle infrastrutture di GNL (Gas Naturale Liquefatto), stanno colmando il gap di offerta lasciato dal conflitto.
- Difesa e Cybersecurity: I titoli legati agli armamenti e alla protezione delle infrastrutture critiche sono indicati come i principali beneficiari della crescente spesa militare.
La visione macroeconomica dell'amministratore delegato
Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, ha lanciato un allarme globale sottolineando come le tensioni geopolitiche, unite al conflitto in Medio Oriente, rappresentino un rischio senza precedenti per l'economia internazionale. Tuttavia, la maggiore spesa da parte degli Stati ha evitato finora crolli sistemici, sostenendo i mercati finanziari americani
I prezzi dell'energia dei prossimi tre anni come saranno?
I prezzi dell'energia nei prossimi tre anni saranno caratterizzati da una forte volatilità strutturale e medie storiche elevate, influenzati dal premio al rischio geopolitico, dalla riorganizzazione delle rotte di approvvigionamento e dalla transizione energetica. Il petrolio è atteso tra 85 e 105 dollari al barile, con il gas naturale (TTF) stabilmente sopra i 40€/MWh a causa della dipendenza dal GNL, mentre le reti elettriche subiranno pressioni per i costi di ammodernamento. L'analisi indica la necessità per imprese e famiglie di prepararsi a tariffe elevate e alla gestione del rischio di picchi invernali. Maggiori dettagli sulle analisi di mercato sono disponibili su JP Morgan.
La disponibilità complessiva rimarrà stabile senza rischi di interruzioni critiche, ma i prezzi si manterranno su medie storicamente elevate e soggetti a forte volatilità stagionale.
La ristrutturazione delle catene di approvvigionamento globali e la velocità di installazione delle fonti verdi definiranno i tre comparti principali in modo differente.
1. Gas Naturale (GNL e TTF)
- Disponibilità garantita dal GNL: La sicurezza degli approvvigionamenti è solida grazie alla massiccia espansione della capacità di esportazione di Gas Naturale Liquefatto dagli Stati Uniti e dal Qatar. Non si prevedono problemi strutturali di scarsità.
- Prezzi rigidi all'ingiù: L'allontanamento definitivo dal gas russo via tubo ha legato a doppio filo l'Europa ai mercati globali del GNL. Questo si traduce in prezzi del TTF strutturalmente più alti rispetto al passato, stimati stabilmente sopra i 40€/MWh, con forte vulnerabilità a picchi stagionali durante i mesi invernali.
2. Energia Elettrica (E.E.)
- Disponibilità e stabilità della rete: La disponibilità fisica di energia elettrica non è in discussione. La sfida si sposta sulla flessibilità e sulla gestione dei flussi per integrare i picchi di produzione intermittente delle rinnovabili.
- Prezzi trainati dal gas: Nonostante la crescita delle rinnovabili, il gas rimarrà spesso la fonte marginale che determina il prezzo finale dell'elettricità sulle borse europee. Di conseguenza, le tariffe elettriche resteranno elevate, appesantite anche dai massicci costi di ammodernamento delle reti di distribuzione che si rifletteranno sulle componenti tariffarie.
3. Rinnovabili (Solare ed Eolico)
- Disponibilità in fortissima crescita: La capacità installata di fotovoltaico ed eolico continuerà a registrare record di crescita, spinta dalle politiche di decarbonizzazione e dalla necessità di indipendenza energetica dei governi europei.
- Costi di generazione in calo, ma con l'incognita stoccaggio: Il costo di produzione puro della tecnologia (LCOE) continuerà a scendere, garantendo energia a basso costo nelle ore di picco produttivo (generando talvolta prezzi zonali azzerati o negativi). Tuttavia, il costo finale per l'utente integrerà i costi degli investimenti necessari nei sistemi di accumulo (batterie) per stabilizzare la rete quando manca il sole o il vento.
- I titoli azionari delle utility che beneficeranno maggiormente della transizione.
- Le strategie per coprirsi dal rischio volatilità nei contratti di fornitura aziendali.
La convenienza di un contratto di fornitura di energia elettrica a portafoglio su base triennale, effettuando un fixing anticipato sulle scadenze future (Cal 2028 e Cal 2029), dipende strettamente dal profilo di rischio della tua azienda e dall'attuale configurazione della curva dei prezzi forward.
Per fornire una raccomandazione finanziaria concreta, occorrono calcoli precisi e una strategia di hedging su misura, ma tuttavia alcuni vanno considerati dati fondamentali sul contesto tecnico e commerciale dell’impresa.
Dettagli specifici per decidere
La gestione di un portafoglio energetico non è mai standardizzabile. Per capire se bloccare i prezzi adesso sulle Cal 28 e 29 sia una mossa vincente o un azzardo economico, è necessario incrociare le aspettative di mercato con i tuoi vincoli operativi:
- La tolleranza al rischio di budget: Un fixing anticipato totale elimina l'incertezza (vantaggio di stabilità), ma ti esclude da potenziali ribassi di mercato. Se il tuo settore ha margini ridotti, la certezza del costo potrebbe valere un premio rispetto al prezzo di mercato.
- La stagionalità e il profilo di prelievo: le scadenze Cal rappresentano una media annua (baseload o peakload). Se i consumi sono fortemente concentrati in determinati mesi o fasce orarie, un fixing generico sulle Cal potrebbe non proteggerti efficacemente o costare troppo.
- Le condizioni contrattuali dei clic di acquisto: I contratti a portafoglio prevedono soglie minime di consumo per l'attivazione dei "clic" (fixing parziali
- Domande chiave per definire la strategia
Per elaborare un'analisi di convenienza finanziaria personalizzata e simulare una strategia di acquisto a passaggi (tranches), occorre:
- Il volume di consumo annuo stimato dell’azienda (in MWh) e come è distribuito (es. lineare tutto l'anno, picchi estivi, lavorazione prevalentemente diurna/notturna)?
- Quali sono i prezzi Forward attuali (Cal 28 e Cal 29) che il fornitore sta proponendo per il fixing
Aggiornamento 11/06/2026
I prezzi del gas naturale in Europa sono saliti ulteriormente fino a 50,3 €/MWh, raggiungendo il livello più alto delle ultime tre settimane, a causa dell’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, che rischia di compromettere i tentativi di porre fine al conflitto.
Gli Stati Uniti hanno effettuato nuovi attacchi contro diversi obiettivi in territorio iraniano per il secondo giorno consecutivo, dopo che il presidente Donald Trump ha accusato Teheran di rallentare i negoziati di pace. In risposta, l’Iran avrebbe chiuso completamente lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo e colpito due navi in transito in questo passaggio strategico. Questa nuova fase di scontri segue un precedente attacco statunitense, avvenuto in rappresaglia per l’abbattimento di un elicottero americano al largo dell’Oman, responsabilità che Washington attribuisce all’Iran. Il riaccendersi delle ostilità aumenta il rischio di interruzioni prolungate nei flussi energetici, considerando che lo Stretto di Hormuz gestisce circa un quinto delle forniture globali di GNL. Per l’Europa, la principale preoccupazione resta riempire le riserve di gas prima dell’inverno, in un contesto in cui le tensioni geopolitiche riducono l’offerta globale e rendono più intensa la competizione per assicurarsi i carichi di GNL.
PUN spot 127.23 €/MWh
PSV spot 51.94 €/MWh
PUN media Giugno MTD 132.65 €/MWh
PSV media Giugno MTD 50.71 €/MWh
Questo argomento sarà sviluppato prossimamente
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Negli ultimi anni il monitoraggio energetico ha assunto un ruolo sempre più centrale nella gestione delle imprese, in particolare nei contesti industriali ed energivori. L’aumento della volatilità dei prezzi dell’energia, unito alla necessità di migliorare l’efficienza operativa, ha reso evidente un aspetto fondamentale: senza dati affidabili e sufficientemente dettagliati, qualsiasi valutazione energetica risulta parziale.
Nonostante questo, molte aziende si fermano alla semplice installazione di strumenti di misura, senza sviluppare un reale processo di analisi. In questi casi il monitoraggio rimane un costo tecnologico, anziché diventare uno strumento di supporto alle decisioni.
Architettura di un sistema di monitoraggio energetico
Un sistema di monitoraggio energetico si basa su una struttura articolata su più livelli. Il primo è il livello di misura, costituito da contatori elettrici, analizzatori di rete e sensori per altri vettori energetici come gas, vapore o aria compressa. In questa fase è fondamentale la corretta individuazione dei punti di misura, che devono essere coerenti con la struttura dei consumi e con l’organizzazione produttiva. Anche la frequenza di acquisizione dei dati ha un impatto rilevante: una risoluzione temporale troppo bassa può nascondere fenomeni importanti come picchi o anomalie.
Il secondo livello riguarda l’acquisizione e la trasmissione dei dati. I sistemi più diffusi utilizzano protocolli industriali come Modbus, M-Bus o BACnet, oppure architetture basate su gateway e piattaforme cloud. In questa fase gli aspetti critici sono l’affidabilità della comunicazione, la continuità del dato e la corretta sincronizzazione temporale tra le diverse misure.
Il terzo livello è quello in cui si genera il valore, ovvero l’analisi e la visualizzazione dei dati. Dashboard, report automatici e strumenti di analisi consentono di trasformare una serie di misure grezze in informazioni utili. Tali informazioni potranno essere utilizzate per effettuare strategie su consumi e costi relativi alla gestione economica migliorando la performance aziendale.
Indicatori chiave (KPI energetici)
Per rendere il monitoraggio realmente efficace è necessario definire indicatori di prestazione energetica coerenti con l’attività aziendale. Uno dei più utilizzati è il consumo specifico, espresso come energia per unità di prodotto. Questo indicatore consente di valutare l’efficienza del processo nel tempo e di confrontare diverse linee produttive.
Il profilo di carico rappresenta un altro elemento fondamentale, in quanto descrive la distribuzione dei consumi nel tempo e permette di individuare picchi di potenza o utilizzi non ottimizzati delle fasce tariffarie. Anche il fattore di potenza è un parametro rilevante, poiché valori non corretti possono comportare perdite e costi aggiuntivi. Infine, l’analisi delle deviazioni rispetto a una baseline consente di individuare anomalie che non sarebbero visibili osservando solo i dati aggregati.
Dal dato all’azione: applicazioni operative
Il passaggio più importante riguarda l’utilizzo operativo dei dati. Il monitoraggio consente, ad esempio, di individuare consumi anomali legati a macchinari lasciati in funzione fuori orario o a condizioni di funzionamento non ottimali. Permette inoltre di analizzare i picchi di potenza e valutare eventuali interventi sulla potenza impegnata o strategie di gestione dei carichi.
Quando i dati energetici vengono integrati con quelli di produzione, diventa possibile correlare i consumi ai volumi produttivi e ottenere informazioni molto più significative, come il costo energetico per unità di prodotto.
Supporto agli investimenti e verifica dei risultati
Un altro ambito in cui il monitoraggio risulta determinante è la valutazione degli investimenti. La disponibilità di dati storici affidabili consente di costruire baseline di consumo e di stimare in modo più accurato il ritorno economico degli interventi di efficienza. Successivamente, gli stessi dati permettono di verificare i risultati ottenuti, riducendo l’incertezza tipica delle valutazioni ex ante.
Monitoraggio e sistemi di gestione dell’energia
Il monitoraggio è inoltre un elemento chiave nei sistemi di gestione dell’energia conformi alla norma ISO 50001, dove viene utilizzato per definire indicatori di prestazione, monitorare gli obiettivi e supportare il miglioramento continuo.
Evoluzione del monitoraggio energetico
Le evoluzioni più recenti vanno nella direzione di una maggiore integrazione tra monitoraggio energetico e sistemi digitali aziendali. L’utilizzo di tecnologie legate all’Industria 4.0 e 5.0, insieme all’applicazione di algoritmi di analisi avanzata, consente di sviluppare modelli previsionali, sistemi di allerta automatica e logiche di gestione dinamica dei carichi.
Conclusioni
Il monitoraggio energetico rappresenta oggi uno strumento essenziale per la gestione efficiente dell’energia in ambito industriale. Il suo valore non dipende dalla quantità di dati raccolti, ma dalla capacità di interpretarli e utilizzarli per supportare decisioni tecniche ed economiche. Quando integrato nei processi aziendali, consente di migliorare il controllo dei consumi, aumentare l’efficienza operativa e ridurre i costi in modo strutturato. Inoltre offre la possibilità di valutare nell’esame dei forecast il valore di previsione di costi e consumi, unitamente al valore delle materie prime e dei costi del lavoro, il primo margine operativo lordo.
Risorse disponibili
L’iniziativa prevede uno stanziamento complessivo di 789 milioni di euro destinato a sostenere la transizione energetica delle imprese agricole, zootecniche e agroindustriali. L’obiettivo è incentivare interventi orientati alla sostenibilità, contenere i costi dell’energia e rafforzare la capacità competitiva delle aziende del comparto.
Principali disposizioni della misura
✔ Contributi a fondo perduto fino all’80% per l’installazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale;
✔ Beneficiari: imprenditori agricoli, imprese agroindustriali, cooperative, consorzi, reti d’impresa e Comunità Energetiche Rinnovabili (CER);
✔ Ripartizione finanziaria: 473 milioni € destinati alla produzione agricola primaria, 150 milioni € per la trasformazione dei prodotti agricoli, 140 milioni € per nuovi interventi non vincolati alla produzione;
✔ Criterio di priorità per le imprese che non hanno già usufruito della misura Parco Agrisolare e per quelle appartenenti alla Rete Agricola di Qualità;
✔ Quota del 40% riservata alle regioni del Mezzogiorno;
✔ Possibilità di cumulare l’agevolazione con altri incentivi, nel rispetto dei limiti normativi;
✔ Obbligo di completamento degli interventi entro 18 mesi dalla concessione del contributo.
Motivazioni per investire
La misura permette di ridurre l’esposizione ai costi energetici, valorizzare le strutture aziendali, migliorare le performance ambientali e consolidare il posizionamento competitivo sfruttando le risorse del PNRR. La transizione energetica nel settore agroalimentare è oggi una scelta strategica: programmare l’investimento significa anticipare il mercato e rafforzare l’impresa.
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