Dove si spreca energia in azienda? Dalla diagnosi energetica agli interventi che riducono i costi

L’energia rappresenta una voce di costo importante per molte aziende, ma non sempre è facile individuare quali impianti incidano maggiormente sui consumi e dove esistano reali margini di risparmio. La diagnosi energetica permette di trasformare i dati disponibili in informazioni utili per individuare inefficienze, valutare gli interventi e stabilire le priorità sulla base dei benefici energetici ed economici attesi.

Che cos’è una diagnosi energetica e quando è obbligatoria

La diagnosi energetica analizza consumi, impianti e processi aziendali per individuare opportunità di miglioramento. Comprende la raccolta di bollette, dati produttivi e informazioni operative, il sopralluogo, l'elaborazione dei consumi e la valutazione tecnico-economica degli interventi. I risultati vengono documentati in una relazione che supporta le decisioni aziendali.

In Italia, il riferimento principale è il D.Lgs. 102/2014, art. 8, che disciplina gli obblighi per le grandi imprese e le imprese a forte consumo energetico che soddisfano i requisiti applicabili. La periodicità è generalmente quadriennale, con trasmissione all’ENEA secondo le procedure previste. Sono contemplate condizioni specifiche e modalità alternative, anche in presenza di un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001. Le PMI non sono automaticamente soggette all’obbligo generale: occorre verificare la normativa vigente e le condizioni del singolo caso.

Anche quando non obbligatoria, la diagnosi può aiutare qualsiasi azienda a contenere i costi e migliorare l’efficienza.

Quali servizi analizzare e dove cercare inefficienze

L’analisi deve considerare tutti i vettori energetici utilizzati: elettricità, gas naturale, combustibili, vapore e aria compressa, quando presenti. I servizi che utilizzano i vettori energetici possono essere suddivisi in tre ambiti:

  • Processi produttivi: comprendono le attività e le apparecchiature che trasformano materie prime o semilavorati in prodotti finiti, come macchinari, linee di produzione e forni industriali.
  • Servizi ausiliari: comprendono gli impianti che supportano il funzionamento dei processi produttivi, senza intervenire direttamente nella trasformazione del prodotto, come pompe, compressori, sistemi di raffreddamento e produzione di aria compressa.
  • Servizi generali: comprendono gli impianti destinati al funzionamento e al comfort degli edifici e degli ambienti aziendali, come illuminazione, riscaldamento, climatizzazione e ventilazione.

Si viene a creare così la cosiddetta struttura energetica aziendale.

Un consumo elevato non indica necessariamente uno spreco: va rapportato alla produzione, agli orari di funzionamento e alle condizioni operative. Possibili criticità comprendono impianti accesi inutilmente, regolazioni non ottimali, perdite nelle reti di aria compressa e consumi non coerenti con i livelli produttivi.

Monitoraggio energetico e indicatori di prestazione

Una strategia di monitoraggio individua quali grandezze misurare, dove installare gli strumenti e con quale frequenza acquisire i dati. Si parte dai consumi complessivi e dalla loro distribuzione tra processi, servizi ausiliari e utenze generali.

Nella prima diagnosi, quando mancano misure dirette, possono essere utilizzate stime motivate e metodi di calcolo appropriati, documentando i criteri adottati e valorizzando i dati reali disponibili. Le diagnosi successive devono favorire una conoscenza più precisa, basata anche su misure aggiornate e tracciabili.

I punti di misura vanno scelti in funzione della rilevanza dei consumi e degli obiettivi: possono bastare i contatori esistenti oppure essere necessari strumenti aggiuntivi. La frequenza può essere mensile per alcune analisi o più elevata per individuare picchi e anomalie.

I dati devono essere correlati con produzione, orari e condizioni operative. Gli indicatori energetici effettivi, ricavati dai consumi reali, possono essere confrontati con quelli stimati mediante modelli e con valori di riferimento settoriali, verificando la comparabilità delle condizioni. Gli scostamenti segnalano possibili approfondimenti.

Dagli sprechi agli interventi di miglioramento

Le soluzioni dipendono dagli impianti, dai processi e dai risultati dell’analisi. Tra gli interventi possibili rientrano:

  • ottimizzazione degli orari e delle regolazioni degli impianti;
  • riduzione delle perdite e miglioramento dei sistemi ausiliari;
  • sostituzione di illuminazione, motori e macchinari inefficienti;
  • miglioramento dell’isolamento degli edifici;
  • installazione di impianti fotovoltaici o, quando giustificata dai fabbisogni, di sistemi di co/tri-generazione.

Non esiste una soluzione valida per tutte le aziende: ogni intervento va valutato in relazione ai consumi effettivi, alle ore di funzionamento, alle esigenze produttive e ai benefici attesi.

Quanto conviene investire? Gli indicatori economici

La convenienza deve essere valutata confrontando investimento, risparmi, costi di gestione e durata prevista.

  • Payback semplice: tempo necessario a recuperare l’investimento attraverso i risparmi annui.
  • Payback attualizzato: considera il valore del denaro nel tempo.
  • Valore Attuale Netto (VAN): confronta l’investimento iniziale con il valore attuale dei flussi economici futuri. Un VAN positivo indica creazione di valore netto alle condizioni adottate.
  • Tasso Interno di Rendimento (TIR): esprime il rendimento implicito, da confrontare con quello minimo richiesto dall’azienda.
  • Return on Investment (ROI): rapporta il risultato economico al capitale impiegato, definendo periodo e criteri di calcolo.
  • Rapporto VAN/investimento: aiuta a confrontare progetti di dimensioni differenti.

Nessun indicatore, da solo, determina la convenienza: occorre considerare ipotesi sui prezzi energetici, risparmi, costi, durata, risorse finanziarie e rischi.

Esempio pratico: impianto fotovoltaico da 100 kWp

Si ipotizzano una produzione iniziale di 120.000 kWh/anno, un investimento di 100.000 €, autoconsumo del 75%, energia autoconsumata valorizzata a 0,18 €/kWh ed energia immessa in rete a 0,10 €/kWh. I costi annui di gestione sono 1.500 €, la vita utile 20 anni, il tasso di attualizzazione 6% e il calo della produzione 1% annuo.

Sulla base delle ipotesi adottate, i risultati indicativi sono:

  • Beneficio economico netto del primo anno: 17.700 €.
  • Payback semplice: circa 5,8 anni.
  • Payback attualizzato: circa 7,4 anni.
  • VAN a 20 anni: circa 87.100 €.
  • TIR: circa 15,9%.
  • ROI del primo anno: 17,7%.
  • Rapporto VAN/investimento: circa 0,87.

Il VAN positivo e il TIR superiore al tasso di attualizzazione indicano convenienza nello scenario ipotizzato. Il risultato dipende dal costo evitabile dell’energia acquistata, dall’autoconsumo, dai ricavi dell’energia immessa e dai costi di gestione.

Esempio VAN FV

Nota: esempio illustrativo, IVA esclusa, senza sistema di accumulo né sostituzione dell’inverter. I risultati reali richiedono dati aziendali e ipotesi verificate; eventuali incentivi devono essere valutati separatamente.

Incentivi, attuazione e verifica dei risultati

Gli incentivi possono ridurre il costo effettivo e migliorare gli indicatori economici, ma dipendono dai requisiti dell’impresa, dalle spese ammissibili, dalle scadenze e dalle eventuali incompatibilità. È opportuno valutare prima l’investimento senza agevolazioni e confrontarlo successivamente con lo scenario incentivato.

Una volta selezionati gli interventi, l’azienda può stabilire le priorità in base a risparmi, investimenti, tempi di ritorno ed esigenze produttive. Dopo l’attuazione, il confronto tra consumi precedenti e successivi deve considerare variazioni di produzione, orari e condizioni operative. Il monitoraggio continuo permette di verificare i risultati e individuare nuove opportunità di miglioramento.

Principali riferimenti normativi e tecnici

  • Lgs. 115/2008: efficienza degli usi finali dell’energia e servizi energetici.
  • Lgs. 102/2014, e successive modifiche, tra cui D.Lgs. 73/2020: efficienza energetica e obblighi di diagnosi.
  • UNI CEI EN 16247: requisiti generali e diagnosi di edifici, processi e trasporti; comprende inoltre la parte relativa alle competenze dell’auditor energetico.
  • UNI CEI EN ISO 50001:2018+A1:2024: sistemi di gestione dell’energia e miglioramento continuo.
  • UNI CEI 11339:2023: requisiti professionali dell’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE).
  • M. 21 dicembre 2017 e D.M. 10 luglio 2024, n. 256: riferimenti per la disciplina delle agevolazioni alle imprese energivore e delle relative condizionalità.

La diagnosi energetica non è soltanto una fotografia dei consumi: è uno strumento per individuare le priorità, valutare investimenti sostenibili e verificare nel tempo i risultati, contribuendo al controllo dei costi e alla competitività aziendale.

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